lunedì 27 giugno 2016

La neve di giugno

Starlet_eyes Photography


Quella mattina si era alzata con gli occhi ancora socchiusi e la testa pesante. Dormire poche o tante ore, ormai, non faceva molta differenza.

Era completamente coinvolta nel realizzare al meglio l’unica cosa che poteva realmente fare: fare programmi senza portare a termine nulla. 

Era stordita, perennemente incazzata e sempre pallida.

Le ventiquattro ore della giornata scivolavano vorticosamente e lei, inconcludente, scivolava con loro.

mercoledì 13 aprile 2016

Mentre Margaret dormiva

Starlet_eyes Photography
- Run, Ludovico Einaudi -

La vecchia insegna del ristorante tremava tutti i suoi trent’anni sulla parete della camera da letto. La luce poggiava sulle vecchie foto, su parte della tenda e su quella sedia colma di vestiti. Flash continui sostenuti da un fastidioso brusio che riusciva ad entrargli nella testa e diventare parte di essa. Michel aveva sempre mal di testa, anche di notte.
Sentiva il tempo scorrere come una vecchia auto dismessa al centro della discarica, tra gli scricchiolii delle lamiere in assesto e il passare sovente di vecchi gatti randagi. Percepiva la ruggine scavare nelle sue interiora, divorando ogni strato con il suo sapore metallico come il sangue. Viscido composto corporeo; rosso, pastoso, indispensabile. Dal cuore ad ogni periferia con costanza e compassione. Michel pensava troppo.

lunedì 21 marzo 2016

Nel fondo. In un caffè.


Starlet_eyes Photography
Era una settimana che non si parlavano.

Lei non voleva cedere questa volta, voleva portare i suoi pensieri a compiere il giro della morte, farli passare dalla rabbia ai ricordi più belli fino a stenderli sulle moltitudini di fili mentali che in vent’anni avevano fissato, forse fino a stringerli troppo. 

Non voleva cedere. 
Non voleva. 

Eppure la mattina dopo la discussione aveva cercato un silenzioso contatto. Un abbraccio leggero, un gesto sottile di resa. Ma questa volta erano andati nel profondo, troppo in fondo per poter risalire in fretta senza rischiare un’embolia fatale. 

domenica 14 febbraio 2016

Cais du Sodré

Foto di NaiMarta
I bordi iniziavano a delinearsi, il sottile contorno pareva quasi bianco in quel rumoroso bollore. Presi allora il pentolino, fissando le piastrelle sullo sfondo, e versai l’acqua nella tazza facendo immergere ogni cosa. La bustina, il microscopico cartellino della bustina e tutta la mia testa.

L’avevo incontrato nei pressi di Cais du Sodré. Quel giorno mi attendeva in piedi poco lontano dalla vetrina di un locale. Fumava con il suo solito fare nervoso, camminando avanti e indietro fissandosi le scarpe.

venerdì 5 febbraio 2016

L'assenza di tutto


Foto di valentinanonseitu
Non aveva mai saputo cosa volesse dire amare, non fino a quando vide il cielo incontrare l’oceano, i raggi del sole illuminare anche il più piccolo angolo buio delle alte scogliere, non fino a quando il vento finì di trasportare il suo penetrante profumo. 

La sua mente credeva fermamente, nella più cieca irrazionalità, che tutta questa meraviglia fosse stata creata su misura solo per lei, pronta ad essere indossata sopra la sua pelle nuda come un caldo e pesante cappotto di lana cardata a mano.
Sì, proprio così, l’orizzonte sconfinato e crudo l’avvolgeva dolcemente e donava al suo cuore quel calore che per troppo tempo le era stato negato, quel cuore contuso e stanco, esposto alle intemperie di una vita e lapidato da stupide regole sociali che l’avevano fatta sentire sempre più sola. 

martedì 5 gennaio 2016

Un qualsiasi fiore bianco

Starlet_eyes Photography
Si sentiva una mina antiuomo nello stomaco. 
Un blocco di cemento armato tra le costole. 

Eppure avrebbe dovuto essere felice, anche se di una felicità che poggia leggera su un dolore inconsapevole, appena sopito. 

Era turbata dal peso del paradosso per cui per una nuova vita era stato necessario prima affondare le mani nella morte, impregnarsi del suo odore, piangere lacrime cristallizzate da secoli. 
Sentiva intorno a sé il vuoto ancestrale, loro non erano più, o non erano mai state; c'era solo lei e in lei nuova vita. 

mercoledì 30 dicembre 2015

L'odore del sangue

Foto di NaiMarta
Sentivo i suoi viscidi occhi appoggiarsi pesantemente sulle mie spalle, percepivo la pressione delle sue mani sui miei fianchi, su e giù, in movimenti furiosi e brutali, come se volesse sgretolare il mio corpo per adattarlo al suo sporco piacere.


Dieci dita di pelle ruvida addosso, dieci tentacoli mortali che solcavano l’oceano dei miei pensieri fino ad arrivare al posto più buio, più inviolato, più vergine e intimo che una donna possa possedere.

Le mie mani premevano il ventre nel tentativo di non sentire dolore ma l’offesa era forse più letale degli spasmi, mentre nella più completa solitudine si consumava l’orrore.

Dieci minuti, come dieci maledette dita, seicento spaventosi secondi di temporanea amnesia, un’apnea di memorie confuse, in un surreale silenzio, tra umidi pentimenti e subdoli affanni.

martedì 22 dicembre 2015

Piedi nudi

Foto di NaiMarta
Schegge di vetro per terra e piedi nudi. Un corridoio da attraversare e in fondo una ghigliottina di opinioni non richieste. 
Non avrebbe mai dovuto, eppure. Quando la vita ti strappa l'aria dai polmoni, o respiri, o muori. 
Aveva scelto di inspirare a fondo, godendo di ogni molecola di ossigeno. 
Ogni singola molecola. 

Ma sapeva anche che quello non era ossigeno, sapeva che l'avrebbe tramortita. 
L'assenza uccide, la presenza uccide piu' in fretta.

venerdì 18 dicembre 2015

Sotto quella corona di gerbere gialle

Foto di NaiMarta
Lo sentivo parlare e forzare quelle pareti troppo strette, con i muscoli tesi e le labbra tra i denti. 
Il mio immaginario violento non lo disegnava affatto sereno, non lo ricreava affatto fermo. 

Invece era fermo; immobile.



Avevo quell'immagine negli occhi coperti d'incenso e cercavo di non farmi intimidire dalla profondità delle navate mentre incollavo le mie mani alla panca intrisa di cera che pareva muoversi.


mercoledì 9 settembre 2015

Il piatto vuoto

- Ci vediamo dopo, solita ora, solito posto, solite persone!!!!scrisse il messaggio e lo inviò, poi si preparò per uscire-


Guardò fuori dalla finestra per controllare il tempo ed essere certa d’indossare le scarpe adatte alla giornata e si entusiasmò come una ragazzina al primo bacio quando, spostando la tenda, si accorse che nevicava. Sarebbe stata una giornata perfetta, in cuor suo ne era certa, le strade colme e i marciapiedi inagibili avrebbero reso la sua camminata mattutina ancora più spassosa.

Adorava sentire il "crock" della neve ad ogni suo passo e nei punti più nascosti della strada si sarebbe anche azzardata a mangiarne una manciata. In lontananza sentì il rumore della cala che, insieme alla neve, grattava l’asfalto, doveva sbrigarsi prima che la ruspa la privasse del suo divertimento.