mercoledì 30 dicembre 2015

L'odore del sangue

Foto di NaiMarta
Sentivo i suoi viscidi occhi appoggiarsi pesantemente sulle mie spalle, percepivo la pressione delle sue mani sui miei fianchi, su e giù, in movimenti furiosi e brutali, come se volesse sgretolare il mio corpo per adattarlo al suo sporco piacere.


Dieci dita di pelle ruvida addosso, dieci tentacoli mortali che solcavano l’oceano dei miei pensieri fino ad arrivare al posto più buio, più inviolato, più vergine e intimo che una donna possa possedere.

Le mie mani premevano il ventre nel tentativo di non sentire dolore ma l’offesa era forse più letale degli spasmi, mentre nella più completa solitudine si consumava l’orrore.

Dieci minuti, come dieci maledette dita, seicento spaventosi secondi di temporanea amnesia, un’apnea di memorie confuse, in un surreale silenzio, tra umidi pentimenti e subdoli affanni.

martedì 22 dicembre 2015

Piedi nudi

Foto di NaiMarta
Schegge di vetro per terra e piedi nudi. Un corridoio da attraversare e in fondo una ghigliottina di opinioni non richieste. 
Non avrebbe mai dovuto, eppure. Quando la vita ti strappa l'aria dai polmoni, o respiri, o muori. 
Aveva scelto di inspirare a fondo, godendo di ogni molecola di ossigeno. 
Ogni singola molecola. 

Ma sapeva anche che quello non era ossigeno, sapeva che l'avrebbe tramortita. 
L'assenza uccide, la presenza uccide piu' in fretta.

mercoledì 9 settembre 2015

Il piatto vuoto

- Ci vediamo dopo, solita ora, solito posto, solite persone!!!!scrisse il messaggio e lo inviò, poi si preparò per uscire-


Guardò fuori dalla finestra per controllare il tempo ed essere certa d’indossare le scarpe adatte alla giornata e si entusiasmò come una ragazzina al primo bacio quando, spostando la tenda, si accorse che nevicava. Sarebbe stata una giornata perfetta, in cuor suo ne era certa, le strade colme e i marciapiedi inagibili avrebbero reso la sua camminata mattutina ancora più spassosa.

Adorava sentire il "crock" della neve ad ogni suo passo e nei punti più nascosti della strada si sarebbe anche azzardata a mangiarne una manciata. In lontananza sentì il rumore della cala che, insieme alla neve, grattava l’asfalto, doveva sbrigarsi prima che la ruspa la privasse del suo divertimento.

venerdì 14 agosto 2015

Ricordi in barattoli sterili

Foto di valentinanonseitu
Il lembo del grembiule si piegò verso sinistra lasciando intravedere il ginocchio destro nodoso e ruvido, l’acqua sporca nella bacinella che stava ai suoi piedi, cominciò ad incresparsi e, tre grosse bolle di schiuma si spostarono dolcemente verso il bordo del catino.

Fluttuavano armoniosamente su quell’arricciatura opaca, gonfie e lucide, parevano tre caravelle scortate da una piccola flotta di miriadi bollicine, o tre spose con uno strascico merlettato, leggero e spumoso.

Il vento aveva cominciato ad alzarsi, lei osservava il mutare del cielo prendendo grosse boccate di nicotina e, poi restava imbambolata a guardare la scia di fumo che velocemente svaniva.

lunedì 27 luglio 2015

Indelebile

Sono le quattro di mattina, una luce polverosa filtra da sotto la porta.

Cecilia apre lo sportello della lavatrice, prende il vestito bianco ancora pesante d'acqua. Non ha il minimo dubbio, dal fondo del cervello sa con certezza incrollabile che la macchia é ancora lì, come se non avesse nemmeno cercato di cancellarla.

Un segno rosso scuro dai contorni sfumati, una pennellata di acquerello su una tela candida. Uno squarcio sanguinante nel territorio dei sogni interrotti.

È passata solo qualche ora. Oppure no. Minuti fluidi sono colati fuori dalla notte verso un'alba gravida di dubbi.

venerdì 3 luglio 2015

Una futile falena


Disegno e foto di valentinanonseitu
Era bella, bella da togliere il fiato, bella da farmi ingrossare i pantaloni con uno sguardo e da farmi sentire sempre come un ragazzino arrapato.

Dio mio però se si vestiva male! Sceglieva a caso le cose da mettersi, si svegliava al mattino, apriva l’armadio, allungava la mano e, ancora con lo sguardo appannato, frugava tra i pochi capi che componevano il suo guardaroba così, senza logica o criterio.


Un giorno gielo chiesi:
- Ma non hai qualcosa di più appropriato da metterti? 

venerdì 26 giugno 2015

Solo interminabile attesa

Foto di valentinanonseitu
- Ha una sigaretta?
- No - lei rispose frettolosamente senza neanche alzare lo sguardo, poi fece uno sforzo sovrumano per accantonare i suoi pensieri, esalò l’ultima nuvola di fumo, buttò la cicca per terra e rivolse gli occhi a quella voce.
Vide un uomo di mezza età, vide una figura di spalle che si allontanava con passi lenti e  incerti, una testa arruffata e sporca e vestiti logori e demodé.
- Scusi - alzò la voce quel tanto che basta per non disturbare i pendolari ancora assonati.

lunedì 15 giugno 2015

Arcobaleni di punti di non ritorno

Starlet_eyes Photography

Fuori faceva freddo. Era il primo di maggio ma dopo un accenno di primavera, la pioggia e i cieli grigi erano tornati a contestualizzare le sue giornate, come per assomigliare al suo umore.


Il disordine che lo circondava era di una dimensione disarmante.

In pochi attimi, in tutto quel grigio riusciva a vedere dei colori. Ma quelli, a suo dire, erano solo arcobaleni di punti di non ritorno. 

Tutti i castelli che provava a costruire, li costruiva con una mano, mentre con l’altra ne abbatteva altri.
Era un periodo così. Di quelli in cui le energie si disperdono. Non riusciva a tenere l’attenzione sulle cose, di qualsiasi origine queste cose fossero. La distrazione lo rapiva mentre camminava, mentre guidava o cucinava; mentre lavorava. Mentre andava e mentre tornava.

Lei splendeva e tirava su il suo cuore, come la luna tira su il mare. 

lunedì 8 giugno 2015

Come una gatta sterile

Foto di valentinanonseitu
- Chi sei?

Questa domanda le rimbalzava nella testa e come una nenia antica la ipnotizzava lì, davanti allo specchio.

-Ti ho chiesto chi sei? Nessuna risposta.

Lei scrutava con occhi stanchi, quella sua immagine riflessa che non le apparteneva più, lei esaminava con occhi inquisitori ogni centimetro di pelle cedevole, ogni rotolo di carne in eccesso, ogni ruga, quel ventre molle che la faceva sembrare una gatta sterile e quelle labbra strette, tirate, chiuse come chi da tempo non sa più sorridere.

- Ti prego smettila - si ripeteva piano ma quel pianto vicino diventava sempre più forte in un crescendo di disperazione e fame.

venerdì 29 maggio 2015

Vedo che porta gli occhiali


Forza, ragazzi. La lezione è appena cominciata, tutti seduti. Oggi si parla d’arte.

La prima cosa che c’è da sapere sull’arte è questa: l’arte non è una cosa preziosa che va risparmiata.

È una cosa preziosa che rende più prezioso ciò su cui si posa. Non è il denaro che va conservato nelle banche. 

È come le stelle: più ce ne sono più il cielo è bello.

Perciò, nessun oggetto deve sfuggire all’arte: dipingete la spazzatura, poetate sulle cimici.

Ciò non diminuirà il loro tanfo, ma lo renderà virtù. 
Perché l’arte non cambia l’essenza del mondo, ma la esalta. 

Non ritraetele trasponendo ciò che i vostri occhi vedono sulla tela, non è abbastanza.

martedì 12 maggio 2015

Gocciolò anche il cielo


Illustrazione di Gianni Da Pozzo
Foto di valentinanonseitu

La sua piccola mano raccolse un mazzetto di fiori, un grazioso presente da donare alla sua mamma che, all’ombra di un olmo leggeva.

Margherite per lei e minuscole viole profumate per suo padre, un uomo possente e fragile, con il volto segnato da 40anni di vita inquieta e due piccole fossette ai margini della bocca comparse quando era nata lei.

Rosalba, così l’avevano chiamata, il nome di un fiore delicato e forte, il cui profumo fluisce e rimane sospeso nell’aria sinché il vento non lo disperde e come il richiamo alle prime luci del mattino, prima del levar del sole.
Quel momento magico dove tutto dorme ancora e il tempo scorre assopito tra banchi di aria densa e sincera.

giovedì 7 maggio 2015

Quattro lunghe stagioni


Foto di valentinanonseitu
..che fretta c’era, maledetta primavera..

La radio trasmetteva quella vecchia canzone su frequenze disturbate, all’interno del BAR GINO la cameriera canticchiava il ritornello mentre puliva il bancone.

Maledetta davvero, primavera di merda!

Seduta ad un tavolino del locale, davanti ai resti della colazione, per la prima volta si trovò in accordo con qualcuno.

Chiese il terzo caffè e aspettò ancora, minuti infiniti che diventarono ore.

Fuori la città si svegliava, correva e si assopiva nella pausa pomeridiana, lei guardava dai vetri unti la vita che le passava accanto e il sole disegnava i contorni del suo passato.

venerdì 24 aprile 2015

Centoventi

Illustrazione su legno di Gianni  Da Pozzo
Foto di valentinanonseitu

Batteva nervosamente le dita su i tasti consumati della tastiera, parlava mestamente con codici tecnici a clienti spaventati, arrabbiati o delusi.

Ottantanove le richieste d’aiuto a cui aveva risposto, ottantanove ripetitivi soliloqui recitati senza un minimo di passione, in quel teatro tecnologico e scarno.

Mancavano ancora due ore e avrebbe voluto essere altrove, via da quel chiarore artificiale e freddo, lontano dal trillo incalzante del telefono, fuori da quelle mura vibranti di rosso pericolo.

lunedì 20 aprile 2015

Delirio narcotico

Foto di valentinanonseitu
Non c’era più tempo, più tempo per pensare, per tirarsi indietro, per salvarsi.

- Perché? si chiese ancora 
- Perché diamine mi trovo qui?”

Caronte, lo avevano chiamato così i soci, l’uomo che traghettava le anime attraverso un fiume celeste, aprì il portellone, avevano tutti pagato il loro obolo per non vagare nella sua nebbia eterna ed ora, quel silenzio spietato che lo aveva accompagnato per tutta la salita, improvvisamente fu rotto dal sibilo dell’aria fresca che fuggì fuori velocemente dopo esser stata imbrogliata per un tempo interminabile e fittizio. 

Avrebbe voluto fuggire anche lui ma dove?

martedì 14 aprile 2015

Attraverso

Starlet_eyes Photography
Scaglie di ruggine vermiglia si dissolvevano lentamente nella pozzanghera di acqua salata. La passerella instabile, terra di nessuno tra il prima e il dopo, il fuori e il dentro, collegava il porto e tutti i suoi rumori con il mondo sospeso all'interno del traghetto. 


Avanzava lentamente trascinando il trolley lungo il corridoio che portava al deposito bagagli; la moquette blu attutiva il cigolio delle ruote quasi completamente consumate e le stampe alle pareti rimandavano allo studio di un medico di provincia. Accanto alla scala che conduceva al ponte superiore, sulla destra, si intravvedeva il locale strabordante di uomini sudati che cercavano inutilmente di inserire le loro valigie in armadietti già pieni fino ad esplodere.

Passò oltre e proseguì lungo il corridoio, pensando che si sarebbe fermata a quello successivo.

venerdì 10 aprile 2015

Un, due, tre stella..

Starlet_eyes Photography
“ Un, due, tre stella” nel buio della stanza ovattata
Maria ricordava i passatempi di bimba, un’infanzia felice vissuta in un cortile spoglio di artifici e giochi, adombrato da lunghi e maestosi cipressi, in un paesino rurale ai piedi delle colline toscane.

“Un, due, tre stella” poteva riconoscere distintamente i volti rosei delle sue amiche che come fenicotteri palustri si reggevano in equilibro su di un piede cercando di rimanere immobili.

“Un, due, tre stella” era il momento della giornata che più le piaceva, dopo la merenda pomeridiana, quasi sempre composta da un frutto e un tozzo di pane, lì si sentiva libera, tra le corse affannate e le chiassose risate, aspettava madida le luci della sera.

La sua famiglia aveva padroni, generazioni di vignaioli al servizio dei viticoltori e lei sarebbe presto diventata donna tra quegli ordinati filari. Ma qualcosa, nel passaggio dalla fanciullezza alla pubertà, era andato per il verso sbagliato.

martedì 7 aprile 2015

Credo di aver visto Dio

Foto di valentinanonseitu
Credo di aver visto Dio.
Anzi ne son certa…in piedi sulle Cliffs of Moher, a due metri dallo strapiombo, in una mano la corda gelida che pone il limite invalicabile del coraggio e, nell’altra, un fazzoletto inzuppato di emozioni.

I cieli d’Irlanda sono magici, di una magia che puoi comprendere solo se la vivi, i cieli d’Irlanda sono guerrieri erranti, sempre in movimento, in mutazione, portano con sé la bellezza della perfezione, il passaggio delle stagioni in sole 24 ore, un turbinio di colori e sensazioni che ti bruciano l’anima.
Come dicevo ho visto Dio.

venerdì 3 aprile 2015

La disarmante semplicità

Starlet_eyes Photography
Tengo in mano una sigaretta.
Non fumo né penso di cominciare, ma la tengo in mano comunque e la stringo anche un po'. E' leggera, bianca, comoda. Mi basterebbe accenderla e inspirare, attaccarmi a questo pezzetto di carta, tabacco e altre schifezze come se fosse il seno di mia madre e io un neonato indifeso. Ma neonato non lo sono più da un bel po'. Indifeso forse sì, invece. Davanti ad una sigaretta e alla facilità con cui potrei accendermela per intossicarmi un po'. Così, solo per il gusto di farlo. 

La disarmante semplicità con cui una persona può fare del male a se stessa.

Dire una menzogna sapendo di mentire. Rispondere sì quando si dovrebbe rispondere no e no quando si dovrebbe rispondere sì. Intraprendere relazioni sbagliate, di quelle che non ti lasciano dormire la notte e ti fanno sentire un po' un Bukowski dei poveri, un po' il personaggio di una fiction. Oppure cominciare a fumare.

venerdì 13 febbraio 2015

All of me

Starlet_eyes Photography

La mia testa è sott’acqua ma respiro benissimo. 

L’amore è un incontro di anime. Ci sono sicuramente dei bisogni fisici. Dei contatti. Gli abbracci, i baci. Ma avete mai fatto caso a come si avvicinano i cuori quando ci si bacia? Baci chi ami e ti senti il cuore spingere i muscoli e la pelle nel petto, per avvicinarsi al cuore dell’altro.

L’amore è guardare negli occhi qualcuno e intraprendere il viaggio più bello. E’ camminare insieme, condividere, sostenersi, sentirsi felici e desiderare di rendere felice l’altro.

Sono il tuo magico viaggio del mistero e sono così confuso, non so cosa mi abbia colpito..

domenica 8 febbraio 2015

Seasons of love

Starlet_eyes Photography
La vita non si misura dai respiri, ma dai momenti che ti lasciano senza respiro. 


PRIMAVERA 

A volte, in fugaci istanti, chiudeva gli occhi. Vedeva la Luna. E si immaginava di stare insieme. La verità era che, incontrandola, aveva capito cosa le era mancato fino a quel momento. Ma preferiva non parlarne con nessuno, perché nessuno avrebbe capito. E comunque non c’era bisogno di spiegare. Perché il suo cuore sapeva quanto tutto questo fosse autentico. E questo era più che sufficiente. 

ESTATE 

A volte, invece, stava insieme a lei sul serio. Ad occhi aperti. Restava seduta sul bordo della vita con la sabbia tra le mani. La lasciava scivolare come una clessidra tra le dita, mentre nel naso aveva ancora l’odore della sua pelle.

venerdì 6 febbraio 2015

Gliel'avevano detto

Giardino Zen
Nell’ufficio di Matt Lattern faceva molto freddo.


La scrivania era sovraccarica di registri di contabilità e appunti sparsi, il cestino era stracolmo di cartacce senza alcuna utilità e sulle mensole erano stipate un sacco di cianfrusaglie che non si era ancora deciso a buttare via. Guide turistiche di paesi mai visitati, dvd mai visti, una decina di palline antistress – oh, quelle le aveva usate un sacco di volte, erano consumate e rovinate dai segni delle unghie – e un narghilè – inutile dire che aveva usato anche quello -. 

Solitamente i clienti che entravano nella stanza si perdevano minuti interi ad osservare le mensole, ma se qualcuno fosse entrato in quell’istante non le avrebbe degnate di uno sguardo, dal momento che sotto di loro c’era un cadavere coperto di sangue. Kevin Stanners.

giovedì 29 gennaio 2015

Che il viaggio sia buono

Foto di NaiMarta
La sacca della flebo si staglia arrogante contro la parete di un verde sbiadito e ipocrita.


Le gocce scendono, impietose. 
Una, due, tre. Un ritmo che confonde, che sposta i pensieri. 

Dal vetro opaco della finestra, brandelli di cielo rimandano a orizzonti proibiti. 

I ricordi si spingono, si scavalcano. Ognuno di essi vuole essere il primo, il piu’ importante, il piu’ bello.
Non si rendono conto di quanto siano fragili, ora.

martedì 20 gennaio 2015

Visioni

Foto di Nena80
Ti ho visto l'altra sera mentre cercavo parcheggio.
Eri sotto casa.
Ti ho visto, sei apparso come fanno i fantasmi nei vecchi castelli abbandonati;
stessa camminata, un po' curvo su te stesso, magrissimo.

Gli occhiali da vista, la coppola, in una mano la sigaretta e l'altra in tasca.

Un attimo, un tuffo all'indietro.

Ultimamente ti vedo spesso.

Ti vedo in piccoli e banali dettagli, convinta che sia tu il cuore accelera, ma poi ...
Ti vedo, forse perché ancora ti cerco?
O forse semplicemente te ne stai andando!