venerdì 24 aprile 2015

Centoventi

Illustrazione su legno di Gianni  Da Pozzo
Foto di valentinanonseitu

Batteva nervosamente le dita su i tasti consumati della tastiera, parlava mestamente con codici tecnici a clienti spaventati, arrabbiati o delusi.

Ottantanove le richieste d’aiuto a cui aveva risposto, ottantanove ripetitivi soliloqui recitati senza un minimo di passione, in quel teatro tecnologico e scarno.

Mancavano ancora due ore e avrebbe voluto essere altrove, via da quel chiarore artificiale e freddo, lontano dal trillo incalzante del telefono, fuori da quelle mura vibranti di rosso pericolo.

lunedì 20 aprile 2015

Delirio narcotico

Foto di valentinanonseitu
Non c’era più tempo, più tempo per pensare, per tirarsi indietro, per salvarsi.

- Perché? si chiese ancora 
- Perché diamine mi trovo qui?”

Caronte, lo avevano chiamato così i soci, l’uomo che traghettava le anime attraverso un fiume celeste, aprì il portellone, avevano tutti pagato il loro obolo per non vagare nella sua nebbia eterna ed ora, quel silenzio spietato che lo aveva accompagnato per tutta la salita, improvvisamente fu rotto dal sibilo dell’aria fresca che fuggì fuori velocemente dopo esser stata imbrogliata per un tempo interminabile e fittizio. 

Avrebbe voluto fuggire anche lui ma dove?

martedì 14 aprile 2015

Attraverso

Starlet_eyes Photography
Scaglie di ruggine vermiglia si dissolvevano lentamente nella pozzanghera di acqua salata. La passerella instabile, terra di nessuno tra il prima e il dopo, il fuori e il dentro, collegava il porto e tutti i suoi rumori con il mondo sospeso all'interno del traghetto. 


Avanzava lentamente trascinando il trolley lungo il corridoio che portava al deposito bagagli; la moquette blu attutiva il cigolio delle ruote quasi completamente consumate e le stampe alle pareti rimandavano allo studio di un medico di provincia. Accanto alla scala che conduceva al ponte superiore, sulla destra, si intravvedeva il locale strabordante di uomini sudati che cercavano inutilmente di inserire le loro valigie in armadietti già pieni fino ad esplodere.

Passò oltre e proseguì lungo il corridoio, pensando che si sarebbe fermata a quello successivo.

venerdì 10 aprile 2015

Un, due, tre stella..

Starlet_eyes Photography
“ Un, due, tre stella” nel buio della stanza ovattata
Maria ricordava i passatempi di bimba, un’infanzia felice vissuta in un cortile spoglio di artifici e giochi, adombrato da lunghi e maestosi cipressi, in un paesino rurale ai piedi delle colline toscane.

“Un, due, tre stella” poteva riconoscere distintamente i volti rosei delle sue amiche che come fenicotteri palustri si reggevano in equilibro su di un piede cercando di rimanere immobili.

“Un, due, tre stella” era il momento della giornata che più le piaceva, dopo la merenda pomeridiana, quasi sempre composta da un frutto e un tozzo di pane, lì si sentiva libera, tra le corse affannate e le chiassose risate, aspettava madida le luci della sera.

La sua famiglia aveva padroni, generazioni di vignaioli al servizio dei viticoltori e lei sarebbe presto diventata donna tra quegli ordinati filari. Ma qualcosa, nel passaggio dalla fanciullezza alla pubertà, era andato per il verso sbagliato.

martedì 7 aprile 2015

Credo di aver visto Dio

Foto di valentinanonseitu
Credo di aver visto Dio.
Anzi ne son certa…in piedi sulle Cliffs of Moher, a due metri dallo strapiombo, in una mano la corda gelida che pone il limite invalicabile del coraggio e, nell’altra, un fazzoletto inzuppato di emozioni.

I cieli d’Irlanda sono magici, di una magia che puoi comprendere solo se la vivi, i cieli d’Irlanda sono guerrieri erranti, sempre in movimento, in mutazione, portano con sé la bellezza della perfezione, il passaggio delle stagioni in sole 24 ore, un turbinio di colori e sensazioni che ti bruciano l’anima.
Come dicevo ho visto Dio.

venerdì 3 aprile 2015

La disarmante semplicità

Starlet_eyes Photography
Tengo in mano una sigaretta.
Non fumo né penso di cominciare, ma la tengo in mano comunque e la stringo anche un po'. E' leggera, bianca, comoda. Mi basterebbe accenderla e inspirare, attaccarmi a questo pezzetto di carta, tabacco e altre schifezze come se fosse il seno di mia madre e io un neonato indifeso. Ma neonato non lo sono più da un bel po'. Indifeso forse sì, invece. Davanti ad una sigaretta e alla facilità con cui potrei accendermela per intossicarmi un po'. Così, solo per il gusto di farlo. 

La disarmante semplicità con cui una persona può fare del male a se stessa.

Dire una menzogna sapendo di mentire. Rispondere sì quando si dovrebbe rispondere no e no quando si dovrebbe rispondere sì. Intraprendere relazioni sbagliate, di quelle che non ti lasciano dormire la notte e ti fanno sentire un po' un Bukowski dei poveri, un po' il personaggio di una fiction. Oppure cominciare a fumare.