martedì 5 gennaio 2016

Un qualsiasi fiore bianco

Starlet_eyes Photography
Si sentiva una mina antiuomo nello stomaco. 
Un blocco di cemento armato tra le costole. 

Eppure avrebbe dovuto essere felice, anche se di una felicità che poggia leggera su un dolore inconsapevole, appena sopito. 

Era turbata dal peso del paradosso per cui per una nuova vita era stato necessario prima affondare le mani nella morte, impregnarsi del suo odore, piangere lacrime cristallizzate da secoli. 
Sentiva intorno a sé il vuoto ancestrale, loro non erano più, o non erano mai state; c'era solo lei e in lei nuova vita. 
Immagini di gusci e di scale agitavano il suo sonno, odori e sapori disturbavano le sue veglie. 
Il filo intrecciato in complicati arabeschi era difficile da districare, il nodo era stretto e le dita non abbastanza salde; nessun altro poteva farlo al posto suo, slegare quel cappio era la sua missione.

Era ancora buio quando si chiuse alle spalle il cancelletto, con gli occhi bassi iniziò a camminare svelta come se il timore di cambiare idea la spingesse ad accelerare per non farsi prendere.

Evitò una pozzanghera, e marciò deliberatamente in quella che si trovava poco più avanti, indecisa se attribuire il suo gesto a un latente bisogno di ribellione o al desiderio di catarsi.
 
Si fermò davanti alla vetrina del fioraio all'incrocio, un centinaio di metri prima del parco; alzò gli occhi verso l'insegna luminosa della farmacia e vide che non erano ancora le otto. Bussò piano sul vetro opaco della porta del negozio; la signora gentile, con i capelli scuri sempre legati a darle un'aria più severa del necessario, doveva per forza essere già all'interno. 

E infatti dopo qualche istante si aprì uno spiraglio da cui usciva odore di muschio e di rugiada.

"Scusi, ho visto che il negozio é ancora chiuso, ma avrei bisogno di un fiore bianco."

"Non preoccuparti, arrivo sempre presto al mattino... Che fiore vorresti?"

"Un fiore qualsiasi, basta che sia bianco."

Le porse una banale, bellissima rosa; pagò in fretta e usci' con una lieve esitazione.

Il cimitero era poco distante, ci sarebbe andata a piedi. Immaginava il rumore della ghiaia sotto gli stivali e quella strana sensazione di non riuscire a rimanere in equilibrio. 

Non sapeva nemmeno esattamente dove andare, era costretta a vagare tra corridoi trapuntati di brutti fiori finti finché per caso non si trovò sotto la foto di sua madre che la fissava. Le piaceva quello scatto, l'aveva fatto lei. 

Lasciò la rosa e se ne andò senza voltarsi.