lunedì 21 marzo 2016

Nel fondo. In un caffè.


Starlet_eyes Photography
Era una settimana che non si parlavano.

Lei non voleva cedere questa volta, voleva portare i suoi pensieri a compiere il giro della morte, farli passare dalla rabbia ai ricordi più belli fino a stenderli sulle moltitudini di fili mentali che in vent’anni avevano fissato, forse fino a stringerli troppo. 

Non voleva cedere. 
Non voleva. 

Eppure la mattina dopo la discussione aveva cercato un silenzioso contatto. Un abbraccio leggero, un gesto sottile di resa. Ma questa volta erano andati nel profondo, troppo in fondo per poter risalire in fretta senza rischiare un’embolia fatale. 

Avevano bisogno di tempo per masticare le loro ragioni, tempo per assaporare tutti i gusti di quelle parole gridate, sussurrate e piante.Vocaboli salati, che li avevano fatto venire una gran sete di chiarimenti. Termini amari come fiele che avevano portato a interpretazioni errate. Verbi inappropriati lanciati come coltelli ardenti. Eppure i suoi occhi le sembravano stanchi, oscurati da spiriti intellettuali e cupi.I suoi sguardi affaticati e severi e, i propri, bramosi e umidi. Insieme, per metà della loro vita, avevano percorso sentieri ripidi e incerti, camminato lungo le rive solitarie di laghi sconosciuti a cui, a turno, avevamo dato i loro nomi. 

Lei lo sapeva che il loro amore era grande, cresciuto goccia a goccia su promesse bisbigliate, nutrito da sogni e speranze effimere e da quella folle voglia di stare sempre insieme.

Due frutti parte dello stesso albero, così simili e così maledettamente diversi.


L’assenza di parole la stava uccidendo, ogni abbraccio mancato o sorriso perso la stava trascinando alla deriva come un ciocco di legno secco in balia della tempesta. Decise di accendersi una sigaretta e, per dar senso a quel gesto, sorseggiò l’ultimo goccio di caffè freddo abbandonato vicino al lavello da chissà quanti giorni. Sorseggiò e deglutì, quel liquido scuro e crudele, fino all’ultima goccia e cercò, inutilmente, una risposta nel fondo della tazzina. 

Aprì la finestra per far uscire il fumo e vide l’immagine riflessa di lui che la guardava. 
Si sfiorarono le dita e poi le labbra, e nel silenzio più assoluto tornarono a parlare.